L’ascolto musicale in gravidanza

“L’arte comincia con la vita. Osservate i bambini: si muovono, gridano e scarabocchiano. Le loro grida sono l’inizio della musica, i loro scarabocchi sono l’inizio della pittura, i loro giochi nella sabbia con palette e secchielli sono l’inizio della scultura, le loro piccole case disegnate sono l’inizio della architettura e i loro piccoli movimenti sono l’inizio della danza”.

Gino Soldera

Risultano ormai essere molte le evidenze che mostrano l’utilità di affiancare delle attività di tipo musicale ai classici corsi di accompagnamento alla nascita. Questo è spiegato dal fatto che la musica si è dimostrata in grado di aiutare le gestanti a rilassarsi, a contenere l’ansia e ad esperire uno stato psicofisico generale di benessere.

Gli obiettivi         

  • Promuovere il benessere del bambino, delle donne in gravidanza e dei loro partner e (ac) cogliere le eventuali difficoltà relazionali ed emotive
  • Favorire la creazione di una continuità percettiva tra la vita fetale e quella neonatale e facilitare l’instaurarsi di un attaccamento madre-bambino.       
  • Favorire le occasioni di socializzazione, di condivisione delle esperienze positive e negative inerenti alla gravidanza e creare uno spazio di riflessione psicologica.        
  • Permettere alle gestanti di mettere in gioco la creatività ed espressività, e favorire l’esperienza di stati di rilassamento.

La vita uterina

Close up of Baby Noah in Navy and bright, by Laura Steerman painter.

Dentro al ventre materno, le voci della madre e del padre si mescolano e si alternano dando vita a una “sinfonia gestazionale”. Sono numerose le ricerche scientifiche che dimostrano che, già durante la vita prenatale esista un forte legame tra la madre e il feto, grazie alla propagazione del suono nel pancione.

Immerso nel liquido amniotico, il nascituro riceve le vibrazioni delle onde sonore che passano attraverso il corpo materno e che gli consentono di rimanere in contatto con l’esterno. Attraverso i movimenti del corpo e insieme al suono degli organi interni, del cuore, del respiro e della voce, la madre comunica con il bambino e gli fornisce un nutrimento affettivo e psicologico primordiale, che prende forma nel suono. Così, all’interno del ventre materno, il bambino entra in contatto con un leitmotiv che lo accompagnerà fino alla nascita.

“Il trauma della nascita”

Se durante la gravidanza il feto fa esperienza di un ambiente ancestrale caldo e rassicurante, invece, con il travaglio e il parto avviene una brusca interruzione del precedente stato di benessere. Per ovviare a questa rottura, che Rank chiamò il “trauma della nascita”, è importante che venga immediatamente ricreato un dialogo che rassicuri e che crei un senso di contenimento nel bambino.

Rose Swirls, by Laura Steerman painter.

Per mantenere questa continuità esperienziale è possibile utilizzare alcune musiche che si sono ascoltate in gravidanza e che hanno prodotto uno stato di rilassamento nella madre. La musica ascoltata insieme e i ritmi imparati e cantati nei momenti di relax possono dare sostegno durante e dopo il parto.

Questa modalità di interazione caratterizza tutta la gestazione e continua fino all’acquisizione del linguaggio. La relazione che i genitori stabiliscono con il bambino prima della nascita aiuterà a preservare le basi per una comunicazione aperta e sincera e che permetterà loro di stabilire un rapporto con il bambino fin da subito. Attraverso piccole esperienze musicali in gestazione, i genitori possono sviluppare una maggiore capacità di ascoltare sensibilmente il non verbale dei loro bambini e di comunicare con il bambino ad un livello più profondo.  

Gli studi sul feto

Ayra the Embryo – Navy Brights Dots Cust, by Laura Steerman painter.

Alcuni studi hanno rivelato che l’udito sia il senso predominante nella vita fetale e che la sua maturazione si completi intorno alla 24 settimana. Tuttavia, altre ricerche suggeriscono che il feto, sia già in grado di percepire le vibrazioni sonore ancora prima che l’orecchio sia maturo. Secondo altri ancora, i circuiti neurali del feto sono uguali, come maturità e funzionalità, a quelli dei neonati.

Sembra che i bambini possano tenere traccia delle esperienze sensoriali fetali: a riguardo, Nathanielsz racconta di una pianista in gravidanza che dovette ripetutamente fare pratica su un passaggio molto difficile in vista di un concerto. Dopo il parto, questa non provò più per mesi il pezzo e lo riprese a distanza di tempo e, quando giunse a quel passaggio critico, il bambino la supplicò di fermarsi.

L’autore sostenne che il feto riconosca sia le frequenze che le configurazioni di un suono: se sua madre bisbiglia in un orecchio e suo padre nell’altro, il feto si girerà verso la madre; se invece sono il padre e uno sconosciuto maschio a farlo, nell’80% dei casi, lui si girerà verso il padre. Altre ricerche, invece, mostrano che vi sia una netta preferenza della voce materna rispetto a quella di altre donne e, ancora, che vi sia una preferenza generale per le voci femminili rispetto a quelle maschili. Le voci provenienti da fuori sono meno udibili perché vi è una attenuazione del suono da parte dei tessuti materni intrauterini.

Il canto e la vocalizzazione in gravidanza e al parto

Maria Louise Aucher, musicista e ricercatrice, sosteneva che le vibrazioni prodotte durante il canto in gravidanza favoriscano uno sviluppo bilanciato del sistema nervoso, perché percepite attraverso tutto il corpo. In linea con gli studi presentati, l’intervento musicoterapico sottolinea le potenzialità del canale musicale-sonoro.

Conclusione

La musica viene qui intesa come un nutrimento affettivo e uno spazio contenitivo degli affetti, attraverso il quale, il bambino è in grado di costruire la propria personalità a partire dalla base sicura costruita con la madre. Dalla letteratura emerge anche che accompagnare l’ascolto musicale con il canto possa stimolare un rilassamento della zona pelvica e uno stato di benessere per la gestante, effetto che può rivelarsi utile al momento del parto. Sperimentare questo tipo di rilassamento consente alla madre che si prepara al parto e di abituarsi ad ascoltare le reazioni del bambino.


    

Bibliografia

Benassi E. (1998). Il feto apprende in utero, in Nuove prospettive in ostetricia e neonatologia, Aspetti del benessere fetale e interazioni biologiche madre-nascituro, a cura di Zara C., Polatti F., Università degli Studi di Pavia.

DeCasper A.J., Spence M.J. (1986). Prenatal Maternal Speech Influences Newborns Perception of Speech Sounds. Infant Behaviour and development 9, 11-150.

Nathanielsz P.W. (1995). Life before birth and a time to be born. Ed.: Blackstone Audio Inc. (November 1).

Querleu D., Renard K. (1981). Les perceptions auditives du foetus humain. Medicine & Hygienee, 39: 2102-2110.

Rank O. (1990). Il trauma della nascita. Sue conseguenze per la psicoanalisi. Ed.: SugarCo (MI).

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Zorrillo Pallavicino A. (2002). Nascere in musica. Edizioni Borla (RO).