Home visiting

La qualità delle relazioni che il bambino stabilisce durante i primi mesi di vita e il legame di attaccamento che egli instaura con i genitori influisce può influire sullo sviluppo emotivo, cognitivo ed affettivo. Questa consapevolezza, nella nostra società non è accompagnata da una sufficiente attenzione verso la condizione in cui si trovano i neogenitori. Un sostegno esperto si potrebbe rivelare essenziale nel diminuire le manifestazioni di disagio che possono emergere quando le normali criticità del puerperio si sommano a eventuali problemi preesistenti.

Gli interventi domiciliari nei primi anni di vita

I programmi di assistenza domiciliare, che si trovano alla base degli attuali progetti di home visiting, fanno riferimento a una lunga tradizione assistenziale in cui la gestante veniva seguita dall’ostetrica “condotta”, dalla gravidanza fino al primo anno di vita del bambino. Dopo il parto, l’ostetrica faceva visita alla madre due volte al giorno, nei primi cinque giorni, per valutare come la madre e il bambino si adattassero, per aiutarla ad avviare l’allattamento e per sostenerla nelle eventuali complicazioni. L’assistenza dell’ostetrica copriva quel periodo detto “quarantena”, ovvero i quaranta giorni del puerperio, in cui non solo si proponeva come figura medica, ma anche come donna che propone il proprio sostegno ad un’altra donna.

La medicalizzazione della nascita

Tuttavia, a partire dalla metà del secolo scorso, iniziò un processo di medicalizzazione dell’evento nascita: essa viene considerata esclusivamente un evento sanitario, gestita dal medico ginecologo e assistita unicamente con le procedure tipiche degli interventi medico-chirurgici. Una conseguenza di questo cambiamento è stata l’interruzione di quella continuità assistenziale e quindi la conseguente mancanza di assistenza durante il puerperio. Pertanto, quando viene dismessa dal centro nascita, la donna può essere aiutata solo dalla propria famiglia o dagli amici. Le ripercussioni di questo fenomeno sulla coppia si manifestano laddove essi si trovano ad affrontare queste difficoltà in un contesto di solitudine e di smarrimento, condizione che contribuisce ad aumentare l’ansia, i sentimenti depressivi, il senso di fatica, di inadeguatezza o di inefficacia. Questi cambiamenti hanno indotto molti paesi europei a pianificare dei programmi di intervento domiciliare rivolti ai neogenitori che affrontano il puerperio.

La nascita dei programmi di “home visiting”

Nel 1977, il gruppo di ricerca di Olds ideò il “Nurse Home Visitation Program” che, a partire dagli anni ’90, rese di nuovo attuale il discorso sugli interventi domiciliari. Essi individuarono alcuni importanti fattori di rischio che possono portare a situazioni di disadattamento e di psicopatologia all’interno delle relazioni precoci. I programmi di Home Visiting differiscono tra di loro a seconda del tipo di attività svolta, della durata e, ancora, della frequenza dell’intervento. Possono anche differenziarsi in base alla professionalità dell’operatore, che può essere un infermiere, uno psicologo, un operatore sociale oppure un volontario paraprofessionista

Gli obiettivi

  • Favorire l’instaurarsi di una relazione di attaccamento sicuro tra madre-bambino nel primo anno vita del bambino, considerato un periodo sensibile, in cui le prime relazioni che il bambino stabilisce con le figure di riferimento possono influenzare le sue capacità sociali, le competenze cognitive, il senso di identità e la sua vita affettiva ed emozionale futura
  • valorizzare le competenze genitoriali e rafforzare nel genitore una sensibilità e una capacità di osservazione e comprensione del piccolo
  • incrementare nei genitori la capacità di trovare delle soluzioni personali, non predefinite, alle problematiche che riscontrano e accrescere in loro la percezione di sentirsi sostenuti nelle propria funzione
  • sensibilizzare e promuovere una maggiore partecipazione ai servizi socio-sanitari da parte dei gruppi sociali a rischio psicologico e socio-economico e aiutare il nucleo familiare ad utilizzare le risorse sociali e sanitarie disponibili sul territorio, laddove viene registrata una maggiore incidenza di queste problematiche
  • accompagnare la madre, il padre o la coppia nella scoperta delle proprie risorse e nel rafforzamento del senso di fiducia nelle proprie capacità.

A chi è rivolto?

  • Alle gestanti e alle donne nel post parto, impossibilitate negli spostamenti oppure con difficoltà domestiche correlate alla gestione del neonato
  • Alle coppie primipare, a partire dai 16 anni di età e con un figlio neonato di età inferiore ai 12 mesi
  • Alle coppie che si trovano a fronteggiare una pluralità di situazioni problematiche, che si trovano in condizione di isolamento geografico rispetto agli ospedali e ai consultori locali
  • Alle madri e ai padri che stanno sperimentando delle difficoltà psicologiche, con particolare attenzione all’ansia in gravidanza e nel post-partum, alla depressione perinatale e al baby blues.
  • Laddove vi sono problematiche legate al neonato, come prematurità, il sonno, l’alimentazione oppure il comportamento.

Modalità e costi

Si tratta di un intervento di breve durata, che può avere cadenza settimanale, quindicinale oppure mensile. La frequenza varia a seconda della richiesta della famiglia. Il servizio ha luogo presso l’abitazione della madre, del padre oppure della coppia, in una stanza della casa che offra la possibilità di svolgere il colloquio. Il costo può variare a seconda dell’ubicazione del domicilio.