La psicologia perinatale

Di cosa si occupa il sostegno psicologico perinatale?

La psicologia perinatale si occupa del sostegno della madre, del padre, della coppia e della famiglia durante un arco di tempo che va dal concepimento fino ai primi anni di vita del bambino.

Quali sono gli ambiti di intervento?

La STERILITÀ e l’INFERTILITÀ individuale e/o di coppia

Quando un figlio non arriva, la coppia può trovarsi di fronte a una situazione potenzialmente stressante. Non tutte le coppie agiscono allo stesso modo: alcune ricorrono alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), altre rinunciano al progetto di procreare e quindi interrompono la ricerca; infine, altre ancora ricorrono all’adozione. A prescindere dal tipo di diagnosi che viene fatta, è importante sapere che venire a conoscenza di una sterilità oppure di un’infertilità, individuale oppure di coppia, può avere un forte impatto psicologico sulla donna, sull’uomo e sulla coppia e può influenzare l’esito della relazione stessa. I colloqui psicologici si offrono come uno spazio di apertura, di condivisione e di elaborazione delle emozioni dolorose conseguenti alla notizia dell’impossibilità nel poter concepire.

L’ENDOMETRIOSI e le sue possibili conseguenze sul concepimento

L’endometriosi è una malattia complessa, dolorosa e ancora poco conosciuta nel nostro contesto sociale. Viene definita subdola perché difficile da diagnosticare: infatti, accade spesso che se ne venga a conoscenza in là con l’età. Si è osservato che il dolore che questa malattia provoca è così intenso e forte da condizionare sia le emozioni della donna e dell’uomo sul piano individuale, sia i vissuti di coppia sul piano relazionale. Alla luce di ciò, risulta fondamentale un percorso di sostegno psicologico che accolga sia la sofferenza della donna, sia le emozioni che emergono nei partner, nell’ottica di salvaguardare non solo la salute del singolo ma anche quella della relazione di coppia.

Il CONCEPIMENTO e la TRANSIZIONE alla GENITORIALITÀ

L’immagine sociale e più diffusa della donna e dell’uomo durante il progressivo processo di transizione verso la genitorialità è connessa a emozioni positive e poco si parla delle difficoltà a cui possono andare incontro le coppie che ricercano un figlio. E’ importante sapere che diventare genitore non è facile ed è fisiologico riscontrare delle criticità legate ai cambiamenti e alle inevitabili trasformazioni che avvengono sul piano individualefamiliare e di coppia.

Le ANSIE, le PREOCCUPAZIONI e le forti emozioni come RABBIA e TRISTEZZA in gravidanza

Come è ben noto, durante la gravidanza è fisiologico che occorrano dei cambiamenti sul tono dell’umore, legati alle fluttuazioni nella produzione degli ormoni gravidici. Quindi, è normale che vi siano alcune preoccupazioni inerenti al proprio stato di salute, al benessere della gravidanza e del feto e che emergano domande e dubbi riguardo il diventare genitore. Tuttavia, è importante sapere che quando alcune emozioni, come ansiatristezza e rabbia diventano invalidanti e molto presenti durante il corso della gravidanza, se non considerate, accolte e condivise, a lungo andare possono portare a un disturbo ansioso-depressivo nella madre o nel padre, seppure con intensità inferiore, oppure interferire nella qualità della relazione madre-bambino e di quella di coppia nel post-partum. Per questo, è importante intervenire fin da subito e chiedere aiuto.

Le preoccupazioni inerenti al CAMBIAMENTO CORPOREO e al PESO durante la gravidanza e il post-partum

Sul piano fisico, durante la maternità, la donna va incontro a profondi cambiamenti; infatti, nel giro di pochi mesi le forme cambiano, si arrotondano e diventano più abbondanti e morbide. Per alcune donne la gravidanza può essere un momento problematico nel ciclo di vita: possono nascere delle problematiche e dei conflitti legati al rapporto con il cibo, con il proprio corpo e/o con il nascituro; possono intensificarsi delle difficoltà di base già esistenti oppure, infine, possono riattivarsi dei vecchi meccanismi psicologici legati a un precedente disturbo alimentare, pregresso al concepimento oppure occorso in un’altra fase del ciclo di vita. Se sono presenti queste preoccupazioni è importante intervenire precocemente fin dall’inizio della gravidanza e condividere le paure e le ansie sottostanti a un disfunzionale rapporto con il cibo.

Le ANSIE inerenti al PARTO

Per molte donne, la gravidanza e il parto sono esperienze positive, vissute con gioia e con grande contentezza nel corso della maternità. Tuttavia, per alcune donne si tratta di due momenti che possono rivelarsi fonte di paura e di intensa preoccupazione e che possono prendere la forma di una fobia specifica, chiamata “tocofobia” ovvero “paura del parto”. Se questa paura diventa intensa e viene percepita già all’inizio della gravidanza, è importante che venga comunicata e resa presente, per poter intervenire precocemente ed efficacemente.

L’ABORTO e la PERDITA PRINATALE

La perdita di un figlio durante la gravidanza è un lutto: un evento doloroso e traumatico per le madri e per i padri e possiede delle fortissime ripercussioni psicologiche sia sul piano individuale, sia sul piano della relazione di coppia. In seguito alla perdita di un figlio, i partner possono andare incontro a un disturbo psicopatologico, che può manifestarsi in maniera differente a seconda dell’epoca gestazionale, della storia individuale e familiare dei partner e del loro contesto economico e socioculturale di riferimento. In queste circostanze può essere indicato uno spazio psicologico di coppia: che possa aiutare sia la madre, sia il padre a superare la situazione di empasse e a integrare la perdita all’interno della propria storia individuale, familiare e di coppia.

Un PARTO COMPLICATO, DIFFICOLTOSO oppure TRAUMATICO 

La nascita di un figlio è un momento delicato e nel ciclo di vita della donna, perché per la prima volta la mamma e il suo piccolo si incontrano. Il parto si configura come un momento trasformativo e avviene il passaggio dalla condizione di figlia a, tutti gli effetti, quella di madre. Le aspettative che si avevano verso il nascituro vengono confermate oppure disconfermate, proprio perché c’è l’incontro con il bambino reale. Sebbene poco saputo, non sono poche le donne che percepiscono il proprio parto come difficoltoso, complesso oppure traumatico: alcune donne si sentono spogliate della propria sicurezza e percepiscono una totale perdita di controllo e un profondo vissuto di impotenza. Alcune donne lo percepiscono con una violenza subita e si sentono spettatrici della nascita del proprio bambino; per altre può diventare, a posteriori, un incubo temuto e da evitare, che può anche tradursi in forti ansie e flashbacks. In alcune circostanze, anche per gli uomini, il parto complicato della propria partner può essere motivo di sofferenza psicologica. 

Il BABY BLUES e la DEPRESSIONE PERINATALE

 Il baby blues e la depressione perinatale (una volta chiamata “depressione post-partum”) sono le due situazioni più diffuse nel post-partum. Il “baby blues” detto anche “maternity blues” consiste in un leggero disturbo dell’umore, che può emergere tra il terzo e il quinto giorno dopo la nascita e può arrivare fino a due settimane. Si manifesta con tristezza, malinconia, ansia, irritabilità, agitazione, tendenza al pianto a preoccupazione eccessiva nei confronti del bambino, sentimenti di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo materno, difficoltà di concentrazione o disturbi del sonno o dell’appetito. Si tratta di sintomi transitori e che se vanno oltre le due settimane possono sfociare in una vera e propria depressione. Per alcune donne, le avvisaglie di un disturbo dell’umore di tipo depressivo sono già presenti in gravidanza; invece, per altre, la depressione si manifesta nel post-parto. Per molte donne non è facile riconoscerla: da una parte, spesso la sintomatologia viene letta come “fisiologica” e conseguente agli smottamenti ormonali; dall’altra, anche quando il malessere viene percepito può essere difficile chiedere aiuto, specialmente in una fase della vita in cui tutti si aspettano che “tu sia felice”, coerentemente con la scelta fatta. In queste circostanze, è fondamentale chiedere aiuto e ricevere il supporto del partner e della famiglia, laddove lo si valuta come importante. I colloqui di sostegno psicologico sono essenziali nel supportare la madre, il padre e/o la coppia nella gestione delle difficoltà emotive, relazionali e psicologiche nel puerperio.

Le difficoltà emotive e psicologiche nella gestione dell’ALLATTAMENTO, dello SVEZZAMENTO, del PIANTO oppure del SONNO DEL NEONATO

Dopo il parto, la mamma, il papà e il loro bimbo si incontrano e iniziano a conoscersi: da questo momento in poi, sotto i consigli e le linee guida di ostetriche e pediatri, i neogenitori si ingaggiano come in una danza con il piccolo, fatta di prove ed errori. La gestione dell’allattamento, del pianto oppure del sonno del neonato nel post-parto non è una questione per nulla semplice: molte mamme vivono con difficoltà il momento dell’allattamento oppure il fatto di non poter allattare, per qualsiasi motivo questo avvenga. Alcune coppie incontrano molte criticità nel gestire il sonno del neonato e, spesso, possono passare dei mesi prima che trovino una soluzione congeniale ad entrambi. Alcune mamme e alcuni papà pensano che non sia necessario chiedere aiuto; tuttavia, è essenziale tenere a mente che l’allattamento e la nanna sono i due accadimenti principali nella ciclicità del bambino e che quindi si ripeteranno per molte volte nell’arco dei mesi a venire. Intervenire su questa problematica e trovare le proprie risorse per affrontarla può giovare al benessere psicofisico di tutta la famiglia.

I cambiamenti nelle relazioni: LA COPPIA E LA FAMIGLIA

Quando nasce un bimbo, inevitabilmente la coppia va incontro a dei cambiamenti che riguardano i neogenitori non solo sul piano individuale, ma anche sul piano relazionale di coppia e familiare. Come noi individui, la coppia ha un ciclo di vita e passa dall’essere una “coppia coniugale” a una “coppia genitoriale”: cambiano i tempi, gli spazi e i ruoli che dettano le regole stesse della relazione. Generalmente, per le coppie che vedono la genitorialità come parte del progetto procreativo condiviso di coppia, la nascita di un figlio è un momento che rafforza l’alleanza tra partner; viceversa, quando la coppia non condivide allo stesso modo il progetto, per diversi motivi, può andare incontro ad alcune difficoltà e aver bisogno di ritrovare una nuova dimensione di coppia, fatta di nuove regole e di nuovi ruoli. Spesso, alcune criticità hanno a che fare con la litigiosità, con la difficoltà nel parlarsi oppure con la sessualità di coppia in gravidanza oppure nel post-partum. In alcune circostanze, l’arrivo di un bimbo, può mettere così tanto a dura prova la coppia, da portarla verso la rottura del legame.

Allo stesso modo, possono manifestarsi delle complicazioni che riguardano non i partner, ma gli altri membri del sistema familiare, come i nonni oppure i fratellini. La nascita è un evento che coinvolge tutti gli attori familiari: prima, i neogenitori erano figli e ora diventano genitori a propria volta; i neononni erano i genitori, i neofratellini erano figli unici, i fratelli e le sorelle diventano neozii e neozie e così via. Alcune coppie si trovano in difficoltà nel chiedere aiuto ai nonni oppure ai suoceri, alla luce di antiche dinamiche che si ripresentano sotto altre forme quando nasce il bambino; altri genitori, invece, fanno fatica nel gestire eventuali invidie e gelosie dei neofratelli o delle neosorelle. In questo senso, è importante considerare queste difficoltà e trovare le risorse per vivere al meglio una situazione che fisiologicamente si configura come stressante.

Home visiting

Intervento domiciliare di breve durata, rivolto alle gestanti e alle donne nel post-parto, impossibilitate negli spostamenti oppure con difficoltà domestiche correlate alla gestione del neonato. Si propone come un accompagnamento nella scoperta delle proprie risorse o nel rafforzamento del senso di fiducia nelle proprie capacità. Per maggiori info, leggi il relativo l’articolo.

Come sono strutturati i colloqui?

Il percorso di sostegno è strutturato in un numero variabile di colloqui, che va da dai 4 ai 10. Il numero delle sedute viene concordato congiuntamente a seconda della difficoltà portata. Il primo colloquio, in presenza oppure online, viene anticipato da una telefonata in cui spiego le mie modalità di svolgimento. La prima fase, più esplorativa e conoscitiva della problematica portata, viene detta consultazione e si estende ai primi 3/4 colloqui. I colloqui sono rivolti a: individui, ovvero alle donne e agli uomini in difficoltà; alle coppie che, con l’arrivo del/la bambino/a si sono trovati di fronte a una crisi di coppia; infine, alle famiglie che desiderano ricevere una chiave di lettura che coinvolge tutto il nucleo familiare.