Pallavolo e lockdown.

Come stanno gli amanti del volley?

La quarantena, il lockdown e i suoi strascichi si sono fatti sentire e lo stanno facendo tuttora tra gli amici della palla gialloblu. La prima settimana di marzo è stata decretata la definitiva sospensione delle attività sportive: c’è chi ha ancora rubato qualche ora di salti in palestre estranee a occhi indiscreti; c’è chi, invece, il 2 marzo, ha definitivamente dovuto piegarsi alle disposizioni federali.

La “fase 1”

Cosa è successo poi? Nella fase 1, sembra che le squadre abbiano provato ad organizzarsi per via telematica e che si sia cercato di trovare una parvenza di normalità all’interno di una situazione che di normale aveva ben poco. Nelle prime settimane di quarantena, nei gruppi whatsapp si parlava di fitness prêt-à-porter e circolavano foto di pizze e di torte (che venivano giustamente poi mangiate durante i meeting serali). Intanto, un occhio speranzoso andava alle giornate di calendario ancora da disputare, cosa che teneva la motivazione alta; un secondo sguardo invece, più grigio e pessimista, vedeva le fatiche e gli sforzi di un anno buttati nell’impossibilità di potersi giocare l’ultima fase di campionato. Le teleconferenze di Conte venivano ascoltate in diretta e commentate insieme. Si cercava di capire se qualcuno avrebbe detto qualcosa dello sport, prima o poi.

La “fase 2”

Ma l’arrivo di maggio e l’inizio della fase 2, ha definitivamente dato il colpo di grazia: quest’anno non si gioca più. I campionati finiscono così. Chi doveva vincere ha vinto, chi doveva perdere ha perso. Chi ci ha rimesso? Probabilmente chi se la stava giocando. E così, le squadre che si trovavano in posizione di accesso ai play-off, si sono viste spegnere la luce dell’impianto, proprio quando stava cominciando il quinto set della partita dell’anno.

A ognuno la propria storia

Il coronavirus è entrato lentamente nelle nostre quotidianità, in qualità di agente disorganizzate e perturbante e ciascuno di noi gli ha conferito un significato differente, a seconda delle diverse storie di vita. Per alcuni atleti, il covid potrebbe essere stato percepito come una perdita di controllo rispetto alla propria routine granitica, com-posta di impegni serali plurimi. Per altri, invece, più bisognosi di vicinanza, di scambio e di relazioni, potrebbe essere stato motivo di profonda solitudine, amplificando le emozioni causate dall’isolamento. Altri ancora, possono aver vissuto la quarantena come una lotta contro il proprio corpo, che vorrebbe non fermarsi, ma a cui, invece, è stato imposto un improvviso arresto. Chi altro, si è trovato di fronte a un tampone positivo e può aver sentito il proprio corpo e la propria salute come minacciati; chi ancora, infine, ha visto mettere in discussione un’identità costruita intorno alla propria soddisfazione come sportivo.

Aldilà dei fini agonistici del campionato e della verve competitiva, credo che la quarantena possa aver dato un valore aggiunto e sia stata un motivo di unione. Gli allenamenti in congiunta su zoom, le cene condivise su skype, i video-training su facebook e i giochi di società su houseparty, sono stati tutti validi momenti di unione e di contatto, che ci hanno consentito di continuare a stare insieme. Lungo dimensioni diverse, spazi differenti e con modalità in cui mai avremmo immaginato di adoperarci.

La voglia di tornare in palestra

Giusto in questi giorni girano vignette divertenti su facebook, che parlano del caro vecchio borsone, giustamente ancora contente il tutto dopo mesi di fermo. Un borsone che diventa contenitore non solo del necessaire sportivo, ma che raccoglie anche le emozioni e le sensazioni che sono state momentaneamente sospese e che aspettano di essere liberate quanto prima. L’odore del sintetico consumato, il talco degli elastici e il cloro degli spogliatoi; le toppe da cucire, le ginocchiere da lavare e le scarpe di fine stagione da cambiare. Tutti piccoli elementi che, sommati uno all’altro, ti portano presto detto in campo e ti fanno tornare “quella” fame di palla.

Giunti alle porte dell’estate, le varie società stanno cercando di riorganizzarsi intorno alle nuove disposizioni del CONI, con l’augurio che, a partire da settembre, si possa ripartire, ci si possa riabbracciare e si possa finalmente giocare di nuovo insieme. Sono felice di aver collaborato con la polisportiva GS Sangone Nichelino e di aver dato la mia disponibilità per venire incontro alle difficoltà che il covid e la quarantena hanno comportato negli scorsi mesi. Un caro augurio di buona ripresa a tutti: di potersi vedere in campo e con una palla in mano.