Perché andare da uno psicologo?

Una domanda molto diffusa e che spesso frena chi avrebbe bisogno di aiuto.

“Basta la famiglia ad aiutare chi è in crisi!”

“Faccio da solo”

“Mica sono matto! Dallo psicologo ci va solo chi sta male davvero”.

Sciogliere un pregiudizio

Non sempre la famiglia può esserci di aiuto, poiché, spesso, alcune difficoltà si trovano già all’interno delle mura di casa. È vero che ci si possa aiutare da soli, ma è anche vero che avere il sostegno di una persona che oggettivamente legge i problemi e che aiuta l’individuo a trovare una chiave per risolverli può giovare ancor più.

Andare oltre al tabù

Nel nostro contesto socioculturale, la sofferenza emotiva è meno riconosciuta e accettata rispetto a quella fisica e il dolore psicologico, quindi, spesso viene associato a fragilità e debolezza, rendendo così difficoltosa la richiesta di aiuto.

Non pensare che sia da “deboli”

In realtà, in queste situazioni, chiedere aiuto è un atto coraggioso, perché si accetta di conoscere profondamente sia le proprie risorse, sia i propri limiti. Chi intraprende un percorso psicologico sa chiedere aiuto per i propri problemi emotivi e affettivi, decidendo di volersi prendere cura di sé.

Lo psicologo si propone come un compagno di viaggio: supporta l’individuo nel reperire le strategie idonee alla risoluzione delle difficoltà, stimola la ricerca di risorse personali intrinseche e, infine, promuove i punti di forza dell’individuo.

Chi è e che cosa fa lo psicologo?

Lo psicologo è un professionista sanitario, laureato in psicologia, che ha sostenuto l’Esame di Stato in seguito a un tirocinio post-lauream di un anno e che, successivamente, si è iscritto al proprio Albo professionale e regionale di riferimento. Lo psicologo opera nel favorire il benessere delle persone, dei gruppi e degli organismi sociali nelle comunità. Non si occupa solo di psicopatologia: il suo intervento riguarda una pluralità di situazioni che possono creare sofferenza e disagio. Egli opera con l’obiettivo di favorire il cambiamento e potenziare le risorse presenti in particolari momenti critici, quando spesso queste non vengono colte o utilizzate.

Come sono strutturati i colloqui?

Il percorso di sostegno è strutturato in un numero variabile di colloqui, che va da dai 4 ai 10. Il numero delle sedute viene concordato congiuntamente a seconda della difficoltà portata. Il primo colloquio, in presenza oppure online, viene anticipato da una telefonata in cui spiego le mie modalità di lavoro. La prima fase, più esplorativa e conoscitiva della problematica portata, viene detta “consultazione” e si estende ai primi 3/4 colloqui.

Quali differenze tra il sostegno psicologico e la psicoterapia?

Il sostegno psicologico consiste in un percorso di breve durata, in cui da una parte vengono approfondite ed esplorate le difficoltà contingenti al momento e, dall’altra, si collabora insieme nella ricerca delle risorse e delle modalità per gestire tali difficoltà nel qui ed ora. La psicoterapia (pro)muove un processo di cambiamento più profondo che ha a che fare con le attitudini personali e le dinamiche relazionali più arcaiche. Essa differisce dal percorso psicologico per durata e profondità del cambiamento.

A chi è rivolto?

Il sostegno psicologico è rivolto a tutti coloro che stanno attraversando una situazione di disagio, che sentono un problema come “insormontabile” o che “c’è qualcosa che non va”. Può essere il dover prendere una decisione, il trovare una soluzione a un problema, o il voler migliorare la propria relazione coniugale, familiare, affettiva o una situazione professionale non soddisfacente. Le sedute psicologiche sono rivolte a: gli individui, le coppie e le famiglie.

Di quali ambiti mi occupo?

Genitorialità

Quali difficoltà nel diventare genitore? La gravidanza, il parto, il post-partum, i primi anni di vita del bambino. Per maggiori informazioni: “Di che cosa si occupa il sostegno psicologico perinatale?“.

Cosa significa essere genitori? Può accadere che subentrino alcune difficoltà nell’affrontare alcune fasi della vita dei figli. Da una parte, possono presentarsi dei momenti di crisi, più normativi nel ciclo di vita familiare, in cui un genitore si trova di fronte a ferite antiche, non del tutto rimarginate, in concomitanza di una fase di vita specifica dei figli. Dall’altra, invece, possono verificarsi degli eventi disattesi, come la perdita di un familiare, un licenziamento oppure una malattia.

Quando si litiga a casa? Ci sono delle situazioni in cui si vengono a creare forti attriti familiari, che possono riguardare le gelosie e le invidie tra i fratelli, una relazione fortemente litigiosa tra la coppia oppure l’incrinarsi di relazioni con le famiglie di origine dei genitori.

Benessere individuale e affermazione di sé

Perchè ho una bassa stima di me stesso? Stimare se stessi significa avere rispetto per il proprio valore e avere fiducia nelle proprie capacità, cosa che, se manca, può influenzare la percezione di sé e le relazioni. Il sostegno psicologico intende esplorare gli ostacoli retrostanti l’affermazione del sé e intende valorizzare le risorse e le capacità personali.

Perchè non riesco ad essere più assertivo? “Asserire” significa affermarsi ed esprimere in modo chiaro ed efficacie le proprie ragioni, opinioni ed emozioni, senza avere paura di essere giudicato oppure offendere o aggredire l’altro. Sviluppare questa capacità consente di agire nel proprio interesse, difendere le proprie posizioni ed esprimere in maniera sincera i propri sentimenti.

Come uscire da un momento di crisi? Nell’arco della vita può accadere che vi siano dei momenti in cui l’equilibrio, la stabilità e la quotidianità vengono messi in discussione, a causa di un evento particolare o di un cambiamento. Adattarsi a nuove situazione non sempre è semplice o immediato: può mettere in difficoltà l’individuo, disorientarlo o richiedere un cambiamento nel suo modo di vedere la realtà circostante. Il sostegno psicologico si propone come un accompagnamento nel prendere consapevolezza dei propri limiti, ma anche come momento di crescita e di esplorazione delle possibili risorse.

Benessere lavorativo e progettualità professionale

Quando non c’è soddisfazione lavorativa? Nel nostro contesto storico-culturale, la realizzazione professionale è sempre di più un aspetto fondamentale della crescita personale. Quando la realtà mostra dei risvolti differenti rispetto all’immaginato possono sopraggiungere lo sconforto e molteplici difficoltà nel rimettersi in gioco. Il sostegno psicologico mira a una ricerca delle risorse personali e intrinseche, per aiutare l’individuo a orientarsi verso nuove possibilità che sentiva come precluse.

Quando lo stress lavoro-correlato diventa ingestibile? Lo stress lavoro-correlato, detta “sindrome di burn-out”, può avere ripercussioni importanti sulla salute individuale, sulle relazioni personali e sulla crescita professionale. Un percorso di sostegno psicologico mira alla ricerca di risorse proprie da utilizzare e valorizzare nelle situazioni stressanti.

Quando non si sa cosa fare da grandi? Riflettere sulla scelta del percorso scolastico si propone come un momento di crescita personale e di esplorazione delle possibilità e delle risorse intrinseche non del tutto considerate prima.

La disabilità

Il sostegno psicologico è rivolto ai familiari e a coloro che si prendono cura di adulti e giovani adulti con autismo o con ritardo mentale. I colloqui di sostegno si propongono come uno spazio di elaborazione e di condivisione dei vissuti inerenti alla diagnosi e all’accettazione della disabilità.